La Diocesi di Palermo boccia il “reddito di cittadinanza”. Al Sud serve il lavoro

Palermo – Si parte da un’analisi sugli abusi del ricorso alla legge 104 dopo la denuncia del neo presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, e si finisce per analizzare la proposta del Movimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza. Per bocciarla senza appello: «Il problema è culturale e non sarà risolto se non promuovendo vigorosamente al Sud una cultura del lavoro che, nella maggior parte della popolazione, non esiste. Nel Meridione sono in molti a cercare, più che un posto di lavoro, un “posto di stipendio”, dove si lavori il meno possibile».

È quanto si legge in una nota pubblicata sul sito della diocesi di Palermo, guidata da monsignor Corrado Lorefice, con una lunga e dettagliata analisi firmata dal professore Giuseppe Savagnone: «Tutta la battaglia elettorale dei 5 Stelle, basata sulla indignazione (del tutto condivisibile) per i vitalizi e gli altri privilegi della classe politica, non ha speso nemmeno una piccola percentuale di questa indignazione per gli abusi e gli sprechi di denaro pubblico perpetrati dai semplici cittadini nei confronti del bene comune, di cui l’uso distorto della legge 104 è un esempio», si legge.

«Né risulta che abbiano proposto – come bisognerebbe sicuramente fare – dure sanzioni per i “furbetti” che ne sono responsabili. Come se i governanti non fossero stati lo specchio della popolazione che li aveva eletti… E così, ora c’è chi si aspetta che con i soldi tolti ai vitalizi sarà possibile avere il reddito di cittadinanza! Senza rendersi conto che – a parte la disparità delle cifre in gioco – il vero problema (come dimostra il caso dell’abuso della legge 104) non è di spostare dei privilegi da una categoria all’altra, ma di riscoprire, in Italia, il senso di un bene comune che deve spingere tutti – parlamentari e semplici cittadini – a svolgere con piena coscienza il loro servizio alla comunità, ognuno secondo il proprio ruolo».

In Sicilia, alle elezioni politiche del 4 marzo, il M5S è stato il primo partito con il 48 per cento dei voti e 53 parlamentari eletti, un “cappotto” storico dopo il 61 a 0 del 2001 a favore del centrodestra di Silvio Berlusconi. La diocesi di Palermo quindi sfida il partito di Luigi Di Maio a far sì che la proposta del reddito di cittadinanza non si risolva nell’ennesimo sussidio: «Solo sulla base di questo chiarimento di fondo e di una politica culturale che, a partire da esso, miri efficacemente a rinnovare la situazione», si legge, «l’attribuzione di un reddito di cittadinanza non si risolverà in un’ulteriore occasione per “mungere” lo Stato senza dar nulla in cambio. Saranno capaci i 5stelle di questo? E, soprattutto, saranno disponibili gli “indignati” che protestano contro i politici – per poi fare, a loro volta, nel loro piccolo, le stesse scorrettezze – a cambiare ottica? È più facile prendersela con un capro espiatorio “altro” che non rimettere in discussione se stessi. Ma il futuro del Sud – come quello del nostro intero Paese – dipende dalla risposta a queste domande».

L’UTILIZZO DISTORTO DELLA LEGGE 104

L’analisi di Savagnone parte dalla denuncia del neo governatore siciliano Musumeci che ha dichiarato nei giorni scorsi come «su 13mila dipendenti della Regione Sicilia, 2.350 usufruiscono della legge 104». E cita i dati di una ricerca della rivista Tuttoscuola nella quale risulta che «rispetto alla media nazionale del 10% di professori delle superiori che si sono avvalsi della precedenza della “104” nei trasferimenti da una provincia ad un’altra» la percentuale nel Nord Ovest «è stata soltanto del 2,3%, nel Nord Est dell’1,8% e nel Centro del 4,6%» contro il 23,5% della Sicilia o il 24% della Calabria. Per non dire delle materne e delle primarie. Per l’anno 2017/2018 «un maestro su 5 si è avvalso della precedenza per assistenza a familiari con disabilità. Tra questi, il 90% ha richiesto il trasferimento al Sud. In particolare, il 75% in sole tre regioni: Campania, Calabria e Sicilia».

Se si guardano i numeri complessivi, sempre secondo la rivista, «uno su 100 al nord, più di uno su 2 nel Meridione». Per la diocesi di Palermo «il fenomeno non è, comunque, di oggi» e il malcostume sull’utilizzo della legge 104, con differenze notevoli di utilizzo tra Nord e Sud, va avanti da molti anni: «O gli uomini e le donne meridionali sono più cagionevoli e bisognosi di assistenza di quelli del Nord, oppure ci sono delle utilizzazioni distorte che vanno assolutamente denunciate e bloccate. E qui vale la pena di tornare alla conferenza stampa di Musumeci: «In Sicilia», ha denunciato il governatore, «ci sono dipendenti della Regione che si sono fatti adottare da anziani malati per potere beneficiare della legge 104 per l’assistenza»

Fonte: www.famigliacristiana.it

Autore dell'articolo: Staff Ennaweb.com